02
dic
2007

e con questo .....

04:54 dragonero01

abbiamo finito la rassegna di fiori x stasera, piu avanti cerchero di mettere qualche scritto

Tag: giardini,natura

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02
dic
2007

DSCF0021

04:53 dragonero01


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02
dic
2007

giglio selvatico

04:51 dragonero01


Tag: fiori,giardini,natura

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02
dic
2007

flower107

04:48 dragonero01


Tag: fiori,giardini,natura

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02
dic
2007

bougalville viola

04:46 dragonero01


Tag: fiori,giardini,natura

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02
dic
2007

clematide

04:34 dragonero01


Tag: fiori,giardini,natura

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02
dic
2007

rosa salmone-gialla

04:31 dragonero01


Tag: fiori,rose,natura

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02
dic
2007

rosa bianco-oro

04:29 dragonero01


Tag: rose,fiori,natura

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vi invio a questo link che comprende vari tipi di piante da frutto: http://www.leserre.it/?explo_level%5B0%5D=r435&explo_level%5B1%5D=r1452&ida=5104

Tag: giardini,manuali,guide

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per chi fosse interessato ad approfondire sulle piante carnivore vi indirizzo su questi siti :-------- http://www.piantecarnivore.it/trilobit/www.med.unipi.it/piantecarnivore/index.htm -------- http://www.bio.unipd.it/sarrazins/intro.html -------- http://www.piantecarnivore.it --------

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07
nov
2007

IL GENERE SARRACENIA

22:33 dragonero01

INTRODUZIONE Il genere Sarracenia e' il piu' importante e piu' vasto nella famiglia delle Sarraceniaceae. Comprende 8 specie (suddivise poi in diverse varieta') e diversi ibridi naturali. La trappola del genere Sarracenia e' in genere costituita da un ascide, il cui bordo ricco di nettare attrae l'insetto che, sovente, scivola all'interno. Le sostanze cerose presenti sulle pareti interne impediscono la fuga della preda che, per via enzimatica e batterica, viene lentamente digerita dalla pianta. COLTIVAZIONE Tutta la maggior parte delle specie di Sarracenia crescono egregiamente secondo i canoni standard per la coltivazione delle pinate carnivore (vedi PUNTI FONDAMENTALI). Il COMPOSTO consigliato per la loro coltivazione e' costituito da 3 parti di torba e 1 parte di sabbia silicea. Il vaso, per una pianta matura, non dovrebbe avere un' altezza inferiore ai 10cm (consgliabile almeno 15cm). Il RINVASO dovrebbe essere praticato in primavera o nella prima estate e, comunque, durante il periodo di ripresa vegetativa. Un rinvaso sbagliato, cioe' praticato in un diverso perido o con poca attenzione per le radici, potrebbe risultare molto dannoso per la pianta. Per mantenere il terreno costantemente umido si consiglia di posizionare il vaso su di un LETTO D’ACQUA, rigorsamente piovana o distillata, di almeno 2cm di profondita’. La Sarracenia cresce bene se coltivata sotto il SOLE DIRETTO (a temperature comunque inferiori ai 38C), mediante il quale acquista il suo caratteristico colore. In piena estate puo' essere pero' conveniente posizionarla in mezz-ombra, onde evitare che i forti raggi solari brucino le foglie. Nonostante questo, come in genere qualsiasi pianta carnivore, la Sarracenia si adatta bene anche alla coltivazione in TERRARIO, dimensioni permettendo (una pianta si S.Flava adulta puo' superare anche le dimensioni di 80cm). Come per le altre piante carnivore occorre non somministrare mai alcun tipo di fertilizzante, il quale potrebbe causare il decadimento delle radici e, probabilmente, la morte stessa della pianta. Gli ascidi morti dovrebbe essere regolarmente eliminati, quanto meno per impedire la formazione delle pericolose muffe (soprattutto per le piante coltivate in terrario). PROPAGAZIONE La Sarracenia puo' essere moltiplicata mediante la "divisone", cioe' tramite la separazione dei rizomi, e attraverso i "semi". Il metodo di DIVISIONE va effettuato in estate su una pianta matura (quindi di almeno 5-7 anni) e in buona forma. L'operazione e' definita dai seguenti punti: 1- Estrarre la pianta dal vaso con estrema attenzione. 2- Ripulire le radici dal terriccio, anche mediante una bacinella d'acqua. 3- Individuare il gruppo di rizomi piu' facilmente seperabile e, con estrema attenzione, dividere la pianta. 4- Rinvasare poi le nuove piante ottenute in vasi di eguale dimensione a quella della pianta genitrice. La moltiplicazione per SEME e' un operazione assai piu' lunga, poiche' le piante di Sarracenia impiegano diversi anni prima di raggiungere la maturita'. L’operazione e’ suddivisa, ovviamente, nella raccolta dei semi e nella successiva semina. La Sarracenia non e’ una pianta auto-impollinante, dato per cui occorrera’ provvedere all’ impollinazione artificiale del fiore. Questo si effettua facilmente mediante l’ausilio di un sottile pennello, con il quale andremo a raccogliere il polline per poi depositarlo successivamente sullo stigma di un altro fiore. Una volta raccolti i semi, essendo questi di tipo "dormiente", occorrera’ procedere con un opportuno periodo di stratificazione, ossia sottoporre i semi a basse temperature per un certo periodo di tempo (almeno due mesi). Il problema viene risolto semplicemente ponendo i semi all’interno di un refrigeratore settato a temperature comprese tra i 5 e gli 0 gradi centigradi. Una volta preparati , i semi andranno lasciati sulla superficie di uno strato di torba molto umida, posizionati quindi al sole e, magari, coperti con della plastica trasparente onde conservare maggiore umidita’.

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07
nov
2007

COLTIVAZIONE DI DIONAEA MUSCIPULA

22:28 dragonero01

INTRODUZIONE La Dionaea muscipula e' probabilmente la pianta carnivora piu' conosciuta e diffusa, sia per la sua assoluta singolarita' sia per la relativa facilita' di coltivazione. Incarna (se mi e' concesso il termine) il modello base della coltivazione delle piante carnivore, motivo anche per il quale rimane un ottimo primo esemplare per il neofita. La coltivazione della Dionea e' essenzialmente molto semplice, purche' si conoscano e si rispettino le fondamentali condizioni. COLTIVAZIONE La POSIZIONE riveste un fattore fondamentale: deve essere ben illuminata (possibilmente dal sole diretto), deve essere protetta da brusche correnti d'aria e deve essere relativamente umida. Ammesso che venga tenuta in casa, il posto ideale puo rivelarsi il davanzale di una finestra ben soleggiata (quindi rivolta verso sud), ma si presta egregiamente anche alla coltivazione in terrario. Anche lo spazio per le radici riveste un ruolo vitale: spesso tali piante si trovano in commercio in vasi di piccole dimensioni, troppo piccole per un buon sostentamento della pianta. Alla lunga questa potrebbe soffrirne e adirittura morire. E' percio' conveniente fare un rinvaso (in primavera inoltrata) in un secondo vaso (possibilmente in plastica) ed alto dai 10 a 15cm. In questa operazione occorre portare estrema attenzione, poiche' le delicate radici potrebbero venir danneggiate. Altro ruolo di fondamentale importanza riveste il composto che dovra' essere essenzialmente costituito da della buona torba di sfagno di elevata acidita', possibilmente mischiata con 1/3 di sabbia (assolutamente non calcarea) onde favorire il drenaggio. Il vaso dovra' quindi essere posto in un letto d'acqua di almeno 1-2cm affinche' il terreno risulti sempre ben bagnato. L'acqua, come per le altre piante carnivore, dovra' essere piovana o distillata, poiche' la presenza di calcare e' dannosissima per le radici e portera' la pianta ad una breve ed inevitabile morte. L' acidita' e l'assenza di calcare sono due fattori complementari. PRECAUZIONI Non applicare mai, in nessun modo, dei fertilizzanti al terreno. Essi rappresentato per tutte le piante carnivore un vero e proprio veleno, capace di portare la pianta alla morte in breve tempo. Il nutrimento attraverso la cattura delle prede e' importante, ma non fondamentale. La dionaea, come le altre piante carnivore, e' capace di sopravvivere e di crescere anche in assenza di "prede": per cui evitare di "imboccarla" con mosche schiacciate o pezzetti di carne, i quali non solo sarebbero inutili, ma potrebbero causare una vera e propria "indigestione". Se proprio si vuol dare da mangiare alla propria pianta, occorre procurarsi prede relativamente piccole e soprattutto vive: le zanzare sono ottime e particolarmente gradite. Ma, al di la' dell' attrazione che puo' suscitare il vedere la propria pianta "mangiare" una zanzara, conviene giocare il meno possibile con le trappole e lasciare la pianta alla sua naturale e spontanea nutrizione. PROPAGAZIONE La Dionaea puo' essere riprodotta secondo tre differenti metodi: divisione, talea e semi. Tra questi il piu' semplice e' probabilmente il metodo per divisione, ma occorre attendere che la pianta sia gia' ben matura e sviluppata. In questo caso si estrae la pianta dal vaso con estrema attenzione e ne si fa disperdere la terra in una bacinella d'acqua. Una volta a nudo si dividono i rizomi e si rinvasano nel composto. La riproduzione per talea va effettuata in primavera o in prima estate. Consiste nel tagliare una foglia della pianta (il piu' vicino possibile alla base), privarla della "trappola" e posizionarla su di un umido strato di torba e sfagno. Proteggerla poi con un foglio di cellophane o una campana di vetro per conservare l'umidita'. Nell'arco di un mese od oltre, possono comparire nuovi germogli in grado di generare altrettante piante. Una singola foglia e' infatti capace di ricreare piu' di una pianta.

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07
nov
2007

IL GENERE NEPENTHES

22:26 dragonero01

Le Nepenthes appartengono, senza dubbio, ad uno dei piu’ affascinanti e suggestivi generi delle piante carnivore. Note anche per le loro notevoli qualita’ ornamentali, le Nepenthes sono caratterizzate anche dalle esigenze particolari che richiedono nella loro coltivazione. Sono piante originarie delle foreste tropicali asiatiche e di alcune aree del Madascar e dell’ Australia. In natura si presentano sotto moltiplici aspetti a seconda della specie, tutte caratterizzate dal particolare ascidio: ne esistono a forma di becher e di caraffa, di bicchieri per vino dal collo stretto e di flutes da champagne lunghi e sottili. Ve ne sono di piccole dimensioni che paiono lampade spente appese sui tronchi degli alberi. La specie piu’ grande, la Nepenthes rajah , che appoggia le foglie direttamente sul terreno, possiede un enorme otre, lungo circa trenta centimetri, che puo’ facilmente contenere due litri di liquido. La strategia di cattura di questo genere e’ analoga a quella delle Sarracenie. Esse attirano gli insetti grazie alla fragranza del nettare; questi scivolano poi sulle pareti dell’otre, rese ancor piu’ pericolose dalla presenza di una superficie a scaglie cerose che ostacola la presa delle zampe, annulando ogni possibilita’ di scampo. Non appena un insetto cade nel liquido, dibattendosi per non affogare, provoca uno stimolo sulle ghiandole presenti lungo le pareti dell’otre, le quali cominciano a secernere una sostanza digerente. Si tratta di un acido talmente potente da ridurre una mosca in un involucro vuoto in qualche giorno, mentre un moscerino puo’ sparire anche in poche ore. Il meccanismo e’ cosi’ efficiente che non soltanto gli insetti piu’ piccoli sono preda di queste piante carnivore, ma anche scarafaggi, centopiedi e scorpioni. Si pensa siano in grado di digerire persino i topi. COLTIVAZIONE Come abbiamo detto, le piante di Nepenthes, esigono particolari condizioni che, per alcuni aspetti, non corrispondono esattamente alle regole standard della coltivazione delle piante carnivore. In generale possiamo dire che coltivare una nepenthes, rispetto alle altre piante, e’ difficile ed impegnativo ma sicuramente anche molto piu’ soddisfacente. I fattori fondamentali per la coltivazione delle Nepenthes sono: 1- TEMPERATURA 2- COMPOSTO 3- ANNAFFIAMENTO 4- UMIDITA’ 5- ESPOSIZIONE 6- NUTRIZIONE La considerazione sulla quale occorre basarci e’ il fatto che le Nepenthes sono piante epifite tropicali. Da cio’ ne deriva che la temperatura dovra’ essere sempre piuttosto elevata, cioe’ non inferiore ai 20C e non superiore ai 40C. La temperatura dovra’ rimanere all’interno di questo intervallo di tempo per tutto l’anno: questo significa che le Nepenthes non sono piante coltivabili all’aperto nel nostro clima temperato, soprattutto in inverno. Anche il composto sul quale cresceranno merita una particolare considerazione: prima di tutto, a differenza delle altre piante carnivore, le nepenthes non possono crescere in un composto basato primariamente di torba, poiche’ questa, se in eccesso, ne inibisce la crescita. A quanto pare il composto ideale sembra essere costituito da 2 parti di corteccia per orchidee, 2 parti di agriperlite (o sabbia silicea) ed 1 parte di torba (importante non eccedere). Il composto dovra’ anche essere costantemente umido ma a cio’ NON bisogna provvedere con il tradizionale metodo del "letto d’acqua": occorre quindi annaffiare costantemente la pianta dall’alto, almeno una volta al giorno onde mantenere sempre umido il terreno. Anche in questo caso si consiglia di utilizzare acqua piovana o distillata. Un fattore molto importante per la coltivazione delle Nepenthes e’ l’umidita’: crescere una Nepenthes in un ambiente secco e ventilato e’ praticamente impossibile. Pertanto bisogna provvedere a fornire un ambiente molto umido e a bassissima ventilazione: questo significa un ambiente con umidita’ relativa possibilmente non inferiore all’ 80% e ad una circolazione d’aria assai ridotta. Per questo scopo la coltivazione in terrario e’ perfetta e, anzi, se questo e’ abbastanza grande, si dimostra il miglior luogo di coltivazione delle Nepenthes. Riesce bene anche la coltivazione in serra, purche’ questa sia costantemente riscaldata anche in inverno e si provveda a mantenerne alta l’umidita’ relativa. Una coltivazione all’aperto della Nepenthes, come gia’ detto, e’ pressoche’ impossibile, a patto che non venga posizionata in un luogo poco ventilato e si provveda giornalmente ad irrorarla con un nebulizzatore. Per quanto riguarda l’esposizione, le Nepenthes richiedono una buona fonte di illuminazione ma, certamente, non il sole diretto che potrebbe danneggiarne il fogliame. Per concludere, un parametro che necessita di un certo approfondimento e’ quello relativo alla nutrizione. Anche in questo caso le Nepenthes si differenziano dalle altre piante carnivore: queste infatti possono beneficiare di alcuni particolari trattamenti di fertilizzazione e di nutrizione, benche’ sia ancora da accertare come, quando e quali siano i migliori sistemi di nutrizione. Secondo Adrian Slack, ad esempio, le Nepenthes traggono beneficio da un’applicazione settimanale di un fertilizzante diluito ad alto contenuto di azoto, mentre altri coltivatori americani utilizzano con successo il noto (e da noi non reperibile) "Superthrive".

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07
nov
2007

22:19 dragonero01

vista la richiesta di qualcuno ho deciso di inserire alcune informazioni sulle piante carnivore:

Tag: giardini

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12
giu
2007

Nephentes

21:16 dragonero01


la mia nephentes il tutto il suo splendore eheheh

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12
giu
2007

Photo-3

21:15 dragonero01


che dite è abbastanza accogliente come ingresso di casa??

Tag: giardini

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12
giu
2007

Photo-0038_1

21:07 dragonero01


scusate se le foto sono un po sfocate,ancora nn mi regolo bene ;-)

Tag: fiori

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24
mag
2007

scusate

00:47 dragonero01

chiedo scusa ma nn riesco a mettere le foto + grandi, nn accetta lo zoom

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24
mag
2007

Photo-0018_1

00:43 dragonero01


Zona rosai rosa rossa innestata (da me)con una rosa già ibrida viola molto profumata,risultato questa rosa rosso sangue con un profumo inebriante(essendo un dragone nn potevo che chiamarla "Red Dragon". Altra foto alla sbocciatura completa

Tag: rose

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23
mag
2007

Ghost

00:10 dragonero01



Colonna sonora di Ghost

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22
mag
2007

Photo-0017

00:51 dragonero01


una rosa doppia "orange",proveniente dal lato rosai del mio giardino

Tag: rosa

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21
mag
2007

Photo-0039

23:36 dragonero01


una piccola parte del mio giardino

Tag: giardini

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Manuale per la costruzione di un modello navale antico 1-Premessa 2-La scelta del modello 3-La chiglia 4-le ordinate 5-l’ ossatura 6-il fasciame 7-i ponti 8-i sabordi 9-la prua 10-le ancore 11-l’ argano 12-le impavesate ---------------------------------------------------------------------------------------- 1-Premessa- Signori, questo Manuale ,che nasce attorno alla fine degli anni ‘80, e’ rimasto chiuso nel cassetto per molti anni, quando Internet faceva i primi passi questo era gia’ pronto, per svariati motivi che ora non sto’ ad elencare ho sempre, volente o nolente, rinviato la pubblicazione. Sono anch’io un modellista come Voi avente una lunga esperienza in questo settore, maturata nel corso degli anni, nei quali ho costruito gran parte dei modelli di navi presenti sul mercato e non. Sono essenzialmente un tecnico e, sotto questo aspetto, presento la mia opera prima, e non ultima, che desidero sottolineare non è una pubblicazione come tante altre, ma un manuale. Ciò che andrete a consultare, sfogliando le pagine successive, è una raccolta di consigli, esperienze e nozioni di vari modellisti che, come noi, praticano questa particolare arte del costruire. Il presente manuale è concepito sia per il principiante che si accosta per la prima volta che per l’esperto in quanto, gli argomenti trattati di volta in volta, partono da un livello di costruzione semplicistico per arrivare poi alla ricerca del dettaglio fino anche alla esasperazione. In queste pagine troverete sempre un amico pronto ad aiutarvi ed a consigliarvi nel momento del bisogno, del dubbio, o semplicemente per avere nuove idee. Riuscirete a costruire , dai belli ai realistici modelli di navi. Rinnovo volentieri i miei ringraziamenti per la scelta, sarete pienamente ricompensati con quanto verrà descritto ed esposto nelle pagine successive. Il problema principale e’ sempre stato quello relativo alla divulgazione di tecniche di costruzione; la mia esperienza diretta a questo fenomeno e’ sempre stata quella di proporre come venditore quelle quattro chiacchiere (sorta di manuali) che il commercio mette a disposizione che ti raccontano un mucchio di cose superficiali senza insegnare nulla e come tecnico ovvero “topo di laboratorio” star raccontare ai clienti come fare le cose con tanto di esempi in “diretta”. I testi qui’ presentati sono quelli di allora ma estremamente validi per tutti ancora oggi, le tecniche e le attrezzature sono migliorate per cui parte dei paragrafi abbisognano di aggiornamenti. Allo stato attuale mancano immagini . La scelta comunque e’ stata quella di pubblicare intanto il testo e con il tempo aggiornare ed inserire immagini per meglio rappresentare i contenuti. Spero che questa mia scelta sia condivisa, in fondo lo faccio per voi, buon lavoro. ---------------------------------------------------------------------------------------- 2-LA SCELTA DEL MODELLO- La scelta di un modello di nave antica, comunemente chiamata veliero, è il primo ed il più importante ostacolo da superare. Una cattiva scelta iniziale, a causa di non conoscenza o cattivo consiglio del negoziante, può compromettere il risultato finale del modello o addirittura l’abbandono, per sfiducia, della costruzione. A chi si accinge per la prima volta, è consigliabile costruire una semplice nave dalle forme dello scafo slanciate, questo per facilitare l’applicazione dei listelli che messi insieme costituiranno poi il fasciame. Uno o due ponti sono sufficienti per i primi approcci relativamente ai dettagli delle sovrastrutture. Uno o due alberi facilitano l’apprendimento e la posa in opera delle manovre dormienti (manovre fisse) e di quelle correnti (manovre mobili). Per quanto esposto sopra le navi che per tipologia più si adattano sono: i cutter, le golette, i brigantini e gli sciabecchi. Il passo successivo, potrebbe essere una nave che presenti una prua più tondeggiante od uno scafo più panciuto. Tre ponti e tre alberi, a parte qualche eccezione, rappresentano il classico veliero. Per questo gruppo di considerazioni, le tipiche navi sono: le caracche, i galeoni, le fregate ed i mercantili. Infine ci sono i vascelli, imponenti navi da guerra, un concentrato di alta tecnologia dell’epoca, spesso ricche di decorazioni, con tre ponti di batteria ospitanti fino a centoventi cannoni (vedi Royal Louis), armati con tre alberi e relativa velatura tipica. Amici modellisti tenete presente quindi, come d’altronde per tutte le cose, d’iniziare questa splendida cultura/hobby gradatamente, senza farsi prendere dalla fretta, conmolta pazienza, passione ed umiltà. Buon lavoro! ---------------------------------------------------------------------------------------- 3-LA CHIGLIA- La chiglia è la parte della struttura che si estende da prua a poppa in senso longitudinale sul fondo della nave. Alle sue estremità sono collegati saldamente il dritto di poppa ed il dritto di prua. Nei grandi scafi, la chiglia, viene realizzata con più parti unite fra loro con particolari collegamenti detti unioni a palelle. Talvolta il collegamento è rinforzato con perni di legno duro detti maschi di unione, che vengono incastrati a metà dei due pezzi da unire. La chiglia è costruita con legname sceltissimo e molto ben stagionato, di qualità che duri e resista all’umidità senza subire alterazioni. Negli scafi ove sia richiesta un costruzione molto robusta, la chiglia può essere provvista d’incastri detti battura entro i quali s’innestano i madieri ed i torelli che corrispondono alle prime tavole del fasciame. In questo modo s’impedisce qualsiasi movimento dovuto alla non perfetta stagionatura od alle sollecitazioni meccaniche che hanno origine quando lo scafo è immerso in acqua. Per gli scafi destinati a sopportare maggiori sollecitazioni al centro, le chiglie, sono rastremate all’estremità con sezioni maggiorate al centro. Quando la chiglia deve essere protetta da eventuali urti o sfregamenti, si ricorre alla controchiglia, fissata sulla superficie inferiore della stessa mediante collegamenti metallici. LA CHIGLIA (costruzione ) La costruzione della chiglia, modellisticamente parlando, può essere effettuata in vari modi. Tuttavia il sistema più pratico ed affidabile per precisione è quello descritto qui di seguito. La prima operazione da effettuare è quella di acquisire le attrezzature nonché i materiali necessari, e cioè: • disegno costruttivo • carta copiativa in quantità sufficiente a coprire l’area della chiglia. • puntine da disegno. • matita a punta fine possibilmente portamine con mine da 0,5. • riga. • squadra. • compensato dello spessore adatto, indicato nel disegno e del tipo che vedremo in seguito. • archetto da traforo, meglio se elettrico, con relative seghette. • carta vetrata n°0. • carta abrasiva n°500. Se la chiglia è composta da più pezzi (generalmente due o tre) occorre avere inoltre: • chiodini di ottone. • martello da gr.100 oppure piantachiodi. • morsetti in sostituzione alle due voci precedenti. • colla vinilica. Il compensato usato per la costruzione della chiglia è generalmente quello di pioppo a cinque strati, rifinito su ambo le superfici e quindi meno portato ad inarcarsi. A questo punto operare passo passo secondo quanto indicato. Prendere il foglio di compensato dello spessore indicato nel disegno costruttivo, posizionare su di esso prima il foglio di carta copiativa e su questa la parte didisegno che riproduce la chiglia. Fermare in modo solidale, per mezzo delle puntine ed avendo l’accuratezza di stendere bene e quindi eliminare le pieghe del disegno, il progetto e la carta carbone sul compensato. In questa operazione fare attenzione a lasciare il dovuto margine tra le puntine da disegno ed i tratti da ricalcare per avere spazio sufficiente per manovrare liberamente la riga e la squadra. Ricalcare con precisione senza lasciarsi prendere dalla fretta. E’ da ricordare che la matita, mentre disegna, deve essere ruotata rispetto al proprio asse perchè, così facendo, la punta si consuma in modo uniforme e quindi il tratto rimane omogeneo. Ricordare inoltre che tanto più il tratto è fine tanto più la precisione aumenta. Togliere le puntine, il disegno e la carta copiativa dal compensato già ricalcato. Attrezzare il posto di lavoro in modo che si possa eseguire il taglio del compensato con l’archetto da traforo. Tipicamente detto posto consiste nel fissare al banco, tramite morsetto, un’asse detta appunto da traforo. Questa da la possibilità di lavorare al di fuori del tavolo e quindi evita il rischio di rovinare quest’ultimo. Serrare poi una seghetta adatta sull’archetto da traforo avendo l’accortezza di orientare le punte della lama verso il basso e stringerla con gli appositi galletti. Poggiare il compensato disegnato sull’asse da traforo e segare lungo le linee. E’ molto importante il modo di usare il seghetto di tipo manuale in quanto da questo dipende la buona riuscita del taglio e la durata delle seghette montate. Due sono i punti da ricordare che corrispondono generalmente all’opposto di quanto il modellista generico tende ad operare. Il movimento dell’attrezzo deve essere la risultante di due sensi: uno verticale e l’altro orizzontale. Il movimento verticale deve essere eseguito velocemente e tale velocità deve essere aumentata in maniera proporzionale all’ampiezza della curva da tagliare. Più la curva è stretta e più bisogna aumentare la velocità. Il movimento orizzontale, al contrario, deve essere molto lento e tale andatura deve essere diminuita proporzionalmente alla curva da tagliare. Più la curva è stretta e più la velocità deve essere ridotta. Dopo aver tagliato la chiglia, oppure i pezzi che compongono la stessa, occorre pulire le parti usando carta vetrata molto fine n°0 e successivamente carta abrasiva n°500. A questo punto la chiglia è pronta a meno che non sia composta da più pezzi. Se così fosse proseguire il lavoro nel seguente modo. Dopo aver pulito i pezzi, in genere la ruota di prua, la chiglia vera e propria (parte dritta) e dritto di poppa, unirli tra di loro tramite appositi incastri previsti da progetto rinforzandoli con pezzi dello stesso tipo di compensato usato in precedenza. Le dimensioni dei pezzi di rinforzo, corrispondono allo spazio che si ha tra una ordinata e l’altra in senso orizzontale, e tra il filo superiore della chiglia e la parte più bassa dell’ordinata in senso verticale. L’incollaggio delle parti descritte viene fatto con colla di tipo vinilica. Per assicurare al meglio la presa, è consigliabile fermare i pezzi con chiodini di ottone di lunghezza adatta e comunque proporzionati allo spessore del compensato usato. In alternativa ai chiodini si possono usare dei morsetti, interponendo un pezzo di legno duro e, tra i due, un pezzo di carta che permette il sicuro distaccamento tra la chiglia ed il blocchetto di legno duro suddetto. Fatto tutto ciò far essiccare la colla per ventiquattro ore, anche sei tempi dichiarati sono inferiori, dopodiché è possibile togliere i morsetti e quindi poter lavorare nel prosieguo senza inconvenienti. VARIAZIONI SULLA COSTRUZIONE Una variante a quanto esposto in precedenza, pur mantenendo lo stesso tipo di lavorazione, consiste nell’usare al posto del compensato di pioppo, un compensato o meglio una tavoletta di legno massello di essenza pregiata tipicamente noce o mogano. Questo per evitare la successiva ricopertura in listelli di legno pregiato che nella versione descritta prima è d’obbligo. Un altro modo per costruire la chiglia, questo per i modellisti più esperti, consiste nelle lavorazioni descritte qui di seguito. Tracciare sul disegno originale la linea che separa la parte di chiglia che rimane interna alle ordinate da quella esterna che ne risulta. Questa linea è evidenziabile facilmente perché molti disegni già riportano la sezione dello scafo in senso longitudinale. Se così non fosse operare come segue. Per ogni tacca di chiglia adibita ad accettare l’ordinata, segnare un punto parallelo verso l’estremo inferiore della stessa distante quanto è la lunghezza dell’incastro dell’ordinata presa in esame. Continuare ciò per tutte le ordinate dopodiché unire tutti i punti. Lo spessore dello scarto che si verrà a formare, corrispondente poi alla parte esterna dello scafo, dovrà essere riportato nella ruota di prua e nel dritto di poppa. All’atto del ricalco , su legno di noce o di mogano, prendere quindi in considerazione la parte di chiglia compresa dal filo delle ordinate verso l’esterno dello scafo. Ritagliare poi le parti come già sappiamo. Quando lo scafo sarà costruito integriamo la chiglia che abbiamo preparato incollandola accuratamente. Se si sono create fessurazioni a causa di poca precisionedella lavorazione si può ovviare nel seguente modo. Questa forma di stuccatura consiste nel versare della colla cellulosica all’interno degli spazi. Prima che questa si sia rappresa completamente, carteggiare nell’intorno della parte con carta abrasiva n° 800. In questo modo, anche se si sprecherà più carta, avremo un lavoro mogeneo e pulito esente da macchie di colori diversi poiché si è usato, sottoforma di segatura, lo stesso legno. Un’ulteriore lavorazione ancora più sofisticata ma di realismo totale consiste nel comporre le varie parti che formano la chiglia esattamente nel modo in cui erano. I pezzi saranno costruiti nelle modalità che ormai si conoscono, ricavati da legno massello ed uniti tra di loro, oltre che da un poco di colla, con delle spine di legno duro, ramino o faggio. ---------------------------------------------------------------------------------------- 4-LE ORDINATE- Con ordinata s’intende ciascuno degli elementi trasversali posti perpendicolarmente alla chiglia, da prua a poppa, che servono a formare, insieme alla chiglia, l’ossatura principale dello scafo sulla quale viene costruito il fasciame. Nel gergo nautico, l’ordinata viene propriamente chiamata quinto, oppure analogamente allo scheletro animale costola. Ogni quinto è composto da una coppia di coste, destra e sinistra, fissate insieme sulla chiglia. La quantità dei quinti dipende, ed è direttamente proporzionale, alla lunghezza della nave e alla robustezza richiesta. Normalmente comunque, la distanza che intercorre tra un quinto ed un altro non supera maii cinquanta centimetri. L’ordinata di sezione maggiore viene chiamata maestra, mentre le altre, quelle comprese tra la maestra e la prua vengono chiamate avanti, addietro invece sono quelle comprese tra la maestra e la poppa. LE ORDINATE (costruzione) Le operazioni da eseguire per la costruzione delle ordinate vengono effettuate nella stessa maniera con la quale si è costruita la chiglia. Riportiamo comunque quì di seguito l’elenco delle attrezzature occorrenti: • Carta copiativa, in quantità sufficiente a coprire l’area del pezzo da realizzare anche se una alla volta. • Puntine da disegno. • Matita a punta fine oppure portamine con mine da 0,5. • Riga. • Squadra. • Compensato dello spessore adatto, indicato • nel disegno. • Archetto da traforo, meglio se elettrico con relative seghette. • Carta vetrata n° 0. • Carta abrasiva n° 500. Operare passo passo secondo quanto indicato per la costruzione della chiglia. A questo punto le ordinate e la chiglia sono pronte, quindi si può procedere alla costruzione dell’ossatura. VARIAZIONI SULLA COSTRUZIONE Nei modelli di navi antiche, generalmente gli scalmotti delle ordinate che compongono lo scafo, a fasciatura ultimata vengono tolti. Questo perché non sono proporzionati (scala del modello) né per dimensioni e né per quantità. Alcuni progetti di modelli più semplici oppure meno dettagliati non prevedono quanto detto sopra e, l’inconveniente che si presenta, quando si usa legno di pioppo è quello di avere scalmotti meccanicamente deboli. Questa debolezza in molti casi compromette, con la rottura dello scalmotto stesso, l’applicazione dei listelli di fasciame. Per ovviare a questi inconvenienti è consigliabile usare compensato di betulla anche se economicamente più impegnativo. Per chi invece decide di lasciare gli scalmotti, anche se fuoriscala, oppure ha scalmotti e bagli a vista e desidera averli già pronti e rifiniti proceda come segue. Acquisire i materiali e le attrezzature necessarie. • Disegno costruttivo. • Squadra. • Matita punta fine 0,5. • Carta copiativa. • Puntine da disegno. • Compensato di pioppo. • Compensato o meglio tavoletta di noce o di mogano. • Colla vinilica. • Carta (quella dei quotidiani). • Carta vetrata n° 0. • Pesi di dimensioni adatte oppure morsetti in quantità e dimensioni relative. La prima operazione da fare è quella di modificare il disegno costruttivo scomponendo in due parti le ordinate dove, quella inferiore è costruita con il legno di pioppo, mentre quella superiore in legno di noce o di mogano. Sul disegno tracciare una linea corrispondente alla parallela di quella del ponte più inferiore che rimane a vista (non tenete conto della curvatura del ponte ma consideratela come se fosse dritta). Intersecare questa linea con degli incastri. Riportare ora, su compensato di pioppo, tramite carta copiativa nel sistema che già conosciamo, le parti inferiori. Riportare poi, sempre con lo stesso sistema, su compensato o tavoletta di legno pregiato, le parti superiori che corrispondono a quelle che rimarranno a vista. Tagliare le parti. Preparare due pezzi di carta aventi la stessa superficie dell’ordinata da lavorare in modo che coprano le giunture. Fatto questo unite incollando le due parti interponendo tra il piano di lavoro l’ordinate ed i morsetti i pezzi di carta. In questo modo si avrà la certezza che eventuali scolature di colla non incollino il pezzo sul banco da lavoro. Ad essiccazione avvenuta togliere i pesi od i morsetti e carteggiare l’eventuale carta rimasta attaccata. ---------------------------------------------------------------------------------------- 5-L'OSSATURA- L’ossatura di una nave antica in legno, è composta da alcune parti fondamentali che a loro volta sono composte da svariati sub assiemi. In questa sede si descrivono soltanto le parti fondamentali. La chiglia, è l’elemento principale sulla quale vengono supportati tutti gli altri. Questa poi è complementata a prora con il piede della ruota e la gorghiera che formano la ruota di prua. A poppa il calcagnolo con il dritto di poppa. Sulla chiglia vengono fissati i quinti formati a loro volta dal madiere, corrispondente al primo tratto di costa che è fissato sulla chiglia seguito dallo staminale, dagli scalmi ed infine dallo scalmotto. Gli scalmi e gli scalmotti, destri e sinistri, sono uniti tra loro tramite i bagli che a loro volta sostengono le tavole che costituiscono i ponti. I quinti sono uniti tra loro, in senso longitudinale da prua a poppa, tramite le cinte. L’OSSATURA (costruzione) Acquisire come di consueto le attrezzature ed i materiali necessari. • Chiglia. • Ordinate. • Blocchetti di riempimento se richiesti. • Listelli di tiglio 2x6, se nel disegno costruttivo; non sono previsti listelli di rinforzo. • Listelli di faggio o comunque di legno duro mm. 10x10. • Tavola di legno duro delle dimensioni adatte (vedi testo). • in alternativa alle due voci precedenti uno scaletto (vedi testo). • archetto da traforo, meglio se elettrico, con le relative seghette. • colla vinilica. • carta vetrata n° 3,1,e 00. • chiodi a spillo mm 15. • martello gr. 100. • spilli di acciaio armonico (quelli che si usano negli uffici) mm 30. • squadra. • matita. Prima d’iniziare l’assemblaggio dell’ossatura, se non siete in possesso di uno scaletto di costruzione, occorre costruire una base su cui si monterà il modello. Gli scaletti di costruzione presenti oggi sul mercato sono di due tipi. Il primo, quello più comune ed economico rispetto all’altro, è costruito in legno di faggio. Una tavoletta di base, che sarà fissata sul piano di lavoro con due strettoi, alloggia nel suo centro un piede di sezione quadrangolare, il quale supporta a sua volta un profilato ad U nel cui canale sarà poi incastrata la chiglia dello scafo. Il piede è snodato nel centro della sua lunghezza in modo da permettere la variazione dell’orientamento, soltanto su un piano, del modello. Due morsetti formati da una vite ed un dado a farfalla, comunemente chiamato galletto, attraversano il profilo ad U nella direzione perpendicolare al canale. Incastrando la chiglia all’interno di questa U e serrando i galletti, si otterrà un perfetto trattenimento del modello. Il secondo tipo di scaletto, più versatile ma di costo più elevato, è quello metallico con snodo sferico. La base è formata da un blocco di metallo fuso di forma circolare, nel suo interno vi alloggia una sfera che corrisponde alla base del piede, mentre la parte opposta trattiene un tubolare di sezione quadra sulla quale scorronodue blocchetti di materiale plastico che si possono distanziare secondo le necessitàdettate dalla lunghezza dello scafo, e bloccare solidamente ad esso. I blocchetti plastici sono dei veri e propri morsetti dove, tra le ganasce, viene serrata la chiglia oppure, se ruotati di 90°, le ordinate per lavorazioni a scafo capovolto (per esempio per applicare più agevolmente le piastrine in rame di cui sono provviste alcune navi). Lo snodo sferico invece, a differenza dell’altro scaletto, permette di orientare il modello in qualunque direzione. La costruzione dello scalo di lavoro, in alternativa a quelli descritti in precedenza, è piuttosto semplice ma non consente comunque l’orientamento del modello. Acquisire una tavola di legno duro o di compensato multistrato di mm.20 di spessore avente dimensioni adatte a contenere lo scafo. Tagliare due listelli di sezione quadra di mm.10x10 della stessa lunghezza della tavola. Tracciare una linea longitudinale nel centro della tavoletta con una matita. Tracciare parallelamente alla linea centrale, un’altra linea distante dalla prima, pari a metà dello spessore della chiglia. Incollare, aiutandosi con i chiodi, uno dei due listelli a filo della seconda linea tracciata. Prendere la chiglia, o meglio un pezzo di legno di pari spessore, ed accostarlo al primo listello fissato. A questo punto prendere il secondo listello, posizionarlo a fianco della chiglia, pressandola leggermente, dopodiché incollare inchiodando. Togliere la chiglia od il pezzo di legno usato dallo scalo costruito e lasciare essiccare il collante. Ora si può operare la vera e propria lavorazione dell’ossatura del modello. Posizionare la chiglia su di uno degli scaletti che si hanno a disposizione. Per ogni ordinata verificare che, incastrandola nelle rispettive tacche della chiglia, sia perfettamente in squadro con quest’ultima aiutandosi per l’appunto con una squadra. Se ciò non fosse vero, o più verosimilmente se le tacche d’incastro della chiglia o delle ordinate non siano tagliate con la massima precisione, operare come segue. Tagliare due triangoli rettangoli di compensato di dimensioni idonee per essere contenuti all’interno delle ordinate oppure applicare i blocchetti di riempimento previsti. Tali blocchetti vengono usati in molti modelli sia a prua che a poppa per facilitare l’operazione di fasciatura. In genere sono costruiti in legno plastico od in legno di cirmolo. Quelli in legno plastico vengono forniti da alcune case costruttrici di modelli di navi, mentre viene utilizzato il cirmolo negli altri casi. La lavorazione di questi viene fatta da un blocco unico oppure, per evitare sprechi, in più pezzi trilaterali sovrapposti detti a pane e burro. Gli angoli andranno smussati prima con una raspetta, poi con carta vetrata di grana grossa fino ad arrivare alla più fina. Dopo aver bloccato la chiglia, prendere l’ordinata n°1, posare della colla sulla superficie interna della tacca d’incastro e su quella della chiglia relativa, incastrare l’ordinata nella sua sede. Con l’aiuto della squadra e di piccoli chiodi, fissare l’ordinata definitivamente in modo che il gruppo formato dal trio chiglia, ordinata e blocchetti di riempimento siano tutti solidali tra loro e l’ordinata posta perfettamente a 90° rispetto alla chiglia. Per l’ordinata n°2 e tutte le altre a seguire, ripetere le stesse operazioni d’incollaggio della precedente, mentre per regolare la posa sulla chiglia procedere nel modo seguente. Misurare sulla chiglia, la distanza che intercorre tra l’ordinata fissata e quella da fissare. Riportare tale distanza agli estremi più esterni delle ordinate sotto esame e congelare questa situazione bloccandole con una coppia di listelli di mm.2x6, uno a destra ed uno a sinistra appuntandoli con gli spilli. Controllare per ogni ordinata applicata la perfetta squadratura. Lasciare essiccare la colla prima di riprendere il lavoro. L’ossatura di un modello di nave non è composta soltanto da chiglia e ordinate, ma anche da altre parti che letengono insieme in senso longitudinale (stessa direzione della chiglia). Queste parti, modellisticamente parlando, sono di vario tipo e la tendenza dei progettisti è quella di semplificare e minimizzare il lavoro. Negli anni passati si usava praticare degli scassi di sezione quadra sulle ordinate, generalmente di mm 3x3, 4x4, 5x5 a seconda delle dimensioni del modello, in mododa poter integrare per ogni lato dello scafo, tre o quattro di questi listelli partenti dalla prima ordinata di prua all’ultima ordinata di poppa. In questo modo si costruiva una struttura robusta e nello stesso tempo elastica e che comunque rispecchiava di più la realtà. Un metodo simile è quello di praticare due scassi di sezione quadra di grosse dimensioni mm 8x8 o 10x10 oppure due fori di grosso diametro mm 8 - 10 che attraversano le ordinate. I progetti più recenti invece prevedono uno o più pezzi di compensato, dello stesso spessore delle ordinate, che corrono parallelamente al ponte per tutta la lunghezza della nave. Questi sono provvisti poi di opportuni incastri per posizionare ed incastrare correttamente le ordinate stesse. ---------------------------------------------------------------------------------------- 6-IL FASCIAME- Il fasciame di una nave è composto da un’insieme di tavole di legno che rivestono l’ossatura formando la superficie dello scafo. Il fasciame è costituito da tavole sottili e lunghe circa mt.8 al massimo, le quali vengono fissate alle ordinate con delle caviglie. Sia a prua che a poppa vengono incastrate in un’apposita scanalatura detta battura. La prima tavola chiamata corso, viene incastrata alla chiglia nella relativa battura. Proseguendo poi verso gli scalmotti, cioé verso l’alto, e seguendo la curvatura dei quinti avremo: il controtorello, i corsi del piano di carena, i corsi del ginocchio, i corsi di murata, ed i corsi di cinta. Nei modelli antichi il fasciame può essere continuo o sovrapposto (klinker). Nel fasciame continuo, le coste dei corsi sono combacianti, disposte longitudinalmente rispetto lo scafo e la impermeabilizzazione è ottenuta tramite calafatura. La calafatura consiste nell’inzeppare tra una tavola e l’altra, dopo aver preparato la necessaria sede, un cordino catramato, dopodiché il rimanente spazio viene riempito con stoppa e pece calda e fluida per permettere una maggiore penetrazione. Il fasciame a klinker invece è costituito da corsi che si sormontano gli uni agli altri. Queste tavole si verranno a trovare costa a costa soltanto quando si devono innestare nelle batture della ruota di prua e nel dritto di poppa. IL FASCIAME (costruzione) Costruita l’ossatura della nave, che determina la forma dello scafo in tutte le sue linee, occorre rivestirla con i materiali e nelle metodologie più adatte allo scopo. Nei modelli di navi, si usa costruire due ricoperture per due importanti motivi: robustezza meccanica e resistenza alle variazione termiche e di umidità. Modellisticamente parlando, il primo fasciame viene comunemente costruito con i listelli di tiglio poiché questo tipo di legno è facile da lavorare, compatto ed economico. Per applicare detti listelli occorre avere a disposizione la seguente attrezzatura: • manico portalame con lama a scalpello oppure taglialistelli da banco. • piegalistelli meccanico od elettrico. • piallino. • martello da gr.100. • spilli per fasciame (quelli di acciaio armonico che si usano negli uffici). • colla vinilica. • colla cellulosica. • turapori o tendicarta. • pennello per turapori della larghezza adatta alle dimensioni dello scafo. • pennello per colla vinilica n°4. Prima d’iniziare la vera e propria lavorazione è bene spiegare un minimo di teoria per meglio comprendere quanto verrà successivamente esposto. Se noi prendiamo le semiordinate dello scafo, siano queste del lato destro o del lato sinistro, e tramutassimo il loro perimetro esterno in una linea retta, noteremo che la figura rappresentata è una sorta di ellisse più o meno accentuata data dalle proporzioni tra l’ordinata maestra e le altre. Come si può facilmente intuire, dal momento che il numero di tavole, listelli nel nostro caso, rimane invariato da prua a poppa, ne consegue che l’estremità di questi deve essere di larghezza ridotta. Più la nave è panciuta, tanto più il rapporto dimensionale del listello è maggiore. Per questo motivo infatti, i listelli che andranno a fasciare l’ossatura saranno rastremati a prua ed a poppa. Analizziamo ora la posa dei listelli su di un modello di nave. L’applicazione del listello viene effettuata con colla vinilica partendo da prua (parte avanti) per arrivare uno due centimetri oltre l’ultima ordinata di poppa (parte addietro), fissando in modo momentaneo, cioè fino ad essiccazione della colla avvenuta, con degli spilli per fasciame. Nel caso che la prua del modello non sia prevista di blocchetti di riempimento, viene creata un’asola sulla chiglia a mo di battura, avente una larghezza pari allo spessore del listello usato più uno o due millimetri a seconda dell’inclinazione. Tale listello va inserito all’interno dell’asola per metà spessore della chiglia (metà spessore per il listello di destra e metà spessore per il listello di sinistra). Detto questo passiamo ora alla lavorazione del listello da applicare. Nelle vere navi la fasciatura avveniva, ed avviene, partendo dalla chiglia arrivando all’ultimo scalmotto. Nei modelli invece un’alta percentuale di costruttori, per motivi di convenienza realizzativa, inizia al contrario. Normalmente i primi tre o quattro listelli che vanno dallo scalmotto dell’ultimo ponte di batteria verso la chiglia sono lineari e non occorre rastremarli. Per evitare che lo scafo s’inarchi è conveniente fissare, alternativamente a destra ed a sinistra, i primi listelli seguendo la naturale curvatura dell’ossatura, continuando così fino a che gli scalmi siano lineari. Da questo punto fino alla chiglia invece, i listelli devono essere rastremati, per il principio descritto prima, e curvati. Per rastrematura s’intende quell’operazione eseguita con opportuni attrezzi (piallino) i quali permettono di variare secondo le necessità, la larghezza del listello, da massima (quella propria del listello) a zero (cuneo). Ogni listello che deve essere applicato, prima d’incollarlo, occorre presentarlo e verificare che la rastrematura e la curvatura fatta sia corretta. Per riconoscere questa, basta notare che il listello segua una linea naturale rispetto la curvatura dello scafo e che non presenti alcuno scalino rispetto al listello incollato in precedenza. Per curvatura invece s’intende la variazione di linearità del listello sul piano orizzontale. Per facilitare questo compito, esistono in commercio due tipi di piegalistelli: meccanico ed elettrico. Di piegalistelli meccanici ce ne sono a loro volta due tipi. Uno è quello avente la forma di una pinza la quale è formata da una battuta piatta e da una lama. Quando il listello viene poggiato sulla battuta e poi pressato, entro certi limiti che vanno per le primissime volte sperimentati, dalla lama si vengono a creare tante cugnature stressando le fibre del legno. Più le cugnature sono vicine tra loro, tanto più l’arco di curvatura è accentuato. Più le cugnature sono oblique rispetto la larghezza del listello, tanto più l’arco prende la forma dell’elicoide. Il secondo tipo è formato da tre rulli uno dei quali è dentellato e mobile. Dentellato per formare le cugnature sul listello (stessa funzione della lama dell’altro già descritto), mobile perchè adattabile ai vari spessori di listelli in uso. Il principio di funzionamento è uguale a quello di prima con la differenza però che questo non è in grado di effettuare le curvature elicoidali indispensabili in special modo per l’estremità prodiera e poppiera. Il piegalistelli elettrico invece, riesce anche a piegare listelli di sezione quadra poiché il principio è meno meccanico e si basa sull’effetto dell’evaporazione dell’acqua. In primo luogo si mettono a bagno in acqua tiepida i listelli che dovranno essere curvati, dopodiché si lasciano stare per qualche ora la quale va aumentata proporzionalmente alla durezza ed alle dimensioni del legno da curvare. Poi si fa scaldare, inserendo la spina nella presa, la testa del piegalistelli dopodiché si passa il listello tra la testa ed il cilindretto tenuto pressato con le due molle (oppure con altri modelli tra la testa cilindrica ed una sagoma di legno duro), ed esercitare una certa pressionesul listello stesso variabile a seconda della curvatura che si vuole ottenere. Questa operazione va fatta a listello bagnato e quindi, se ci abbiamo impiegato troppo tempo ed il listello da piegare si è asciugato, bisogna ripetere l’operazione. VARIAZIONI SULLA COSTRUZIONE Raramente nei modelli il fasciame viene applicato soltanto una volta come ricopertura dell’ossatura. Se così fosse, quanto descritto sopra, viene eseguito direttamente con legno pregiato andando però incontro agli inconvenienti che ormai conosciamo. Al contrario, nelle lavorazioni più comuni, il fasciame viene costruito due volte uno sull’altro. Dopo aver costruito il primo fasciame, carteggiamo e, se necessario, stucchiamo fino ad avere una superficie omogenea senza bozzi od avvallamenti. Successivamente passiamo una mano di turapori diluito o tendicarta (quello usato per incollare il rivestimento delle ali degli aeroplani) e lasciare asciugare. In questo caso non bisogna carteggiare per favorire, con quella leggera rugosità che si è formata, un miglior appiglio per la colla che useremo di seguito. I nuovi listelli da applicare vanno lavorati come quelli del primo fasciame con la differenza che questi si vedono e quindi bisogna essere molto più precisi nella posa in opera. Un’altro appunto da fare è quello relativo alla rastrematura. A differenza del primo fasciame, sul quale non ci siamocurati di rastremare i primi listelli all’altezza del ponteperché dritti e senza particolari curve, il secondo deve avere tutti i listelli rastremati per ciò chesi è detto qualche pagina prima. Un’altra differenza notevole è il fuoriscala che viene evidenziato dai fori lasciati dagli spilli quando s’incollano i listelli. Due sono gli errori che si vengono a creare: il primo è quello di avere un foro troppo grande (se lo riportiamo in scala risulterà grande quanto un bicchiere), ed il secondo è quello di averli a distanze irreali (troppo distanti perché le ordinate del modello non sono numericamente quante quelle dell’originale). Per azzerare questi errori, procedere nel modo che ora si verrà a descrivere. Dopo aver preparato il listello come si conviene, cospargere la sua superficie di contatto con un velo di collante cellulosico. Ripetere la stessa operazione sulla superficie dello scafo che deve accettare il listello che state per incollare. Posizionare il listello, fermarlo appuntando gli spilli non sul listello stesso, ma immediatamente al disotto di questo sul primo fasciame e, successivamente ripiegare lo spillo a 90° sul listello che stiamo incollando. Procedere in questo modo, alternativamente sul lato destro e sinistro del modello, cosicché mentre se ne prepara uno si essicca la colla dell’altro. Questo sistema vale anche per gli incintoni che verranno applicati in un secondo momento sopra il secondo fasciame, oppure ancora meglio, incastrarli con quest’ultimo tenendo conto però dello spessore del listello di fasciame. Un’ulteriore lavorazione più sofisticata consiste nell’incollare i listelli di secondo fasciame non per l’intera lunghezza del modello, poiché non esistevano e non esistono tavole lunghe decine di metri, ma a pezzi di lunghezza adatta per simulare la tavola. Le tavole usate erano lunghe al massimo circa cm.600 e larghe cm.25 per cui lavorando in scala e con le sezioni standard dei listelli disponibili sul mercato avremo le seguenti misure: • scala 1:50 lunghezza min. mm.80 max mm.120 larghezza min. mm.4 max mm.5 • scala 1:75 lunghezza min.mm.53 max mm.80 larghezza min. e max mm.3 • scala 1:100 lunghezza min. mm.40 max mm.60 larghezza min. mm.2 max mm.3 Ora armatevi di calibro matita e pazienza perché bisognerà tracciare sullo scafo, più propriamente sul primo fasciame, tante linee perpendicolari alla chiglia quante dovrebbero essere le vere ordinate (vedi descrizione delle ordinate) perché queste linee saranno i riferimenti di inizio e fine tavola in relazione alle lunghezze suddette. Un’ulteriore lavorazione, ma non tutte le navi ne facevano uso, consiste nella ricopertura dell’opera viva (parte immersa) con piastrine di rame. Tali piastrine servivano, per così dire, a corazzare lo scafo. Nei modelli di navi, vengono applicati vere e proprie piastrine di rame, dimensionate per le scale più usate con simulazione, anche se un po’ esagerata nelle dimensioni, della chiodatura. L’applicazione di queste viene eseguita non al posto del secondo fasciame ma sopra a questo. Le modalità di preparazione e di incollaggio sono le stesse dei listelli, rastrematura compresa che in questo caso non viene effettuata con il piallino ma con una forbice avente un buon taglio. ---------------------------------------------------------------------------------------- 7-I PONTI- Il ponte corrisponde a ciascuno dei pavimenti che dividono l’interno dello scafo di una nave nel senso dell’altezza. • ponte di manovra: coperta, tolda • ponte di corridoio o di batteria: ogni ponte successivo, verso il basso, al principale. I PONTI (costruzione) Costruita la fasciatura completa di incintoni e levigata a dovere, si passa alla costruzione dei ponti. Il ponte viene costruito con un piano di supporto detto falso ponte ricoperto con i listelli delle dimensioni adatte alla scala del modello. Per costruire il falso ponte si usa un compensato di betulla avente uno spessore che va da mm.0,8 a mm.1,5, mentre i listelli usati per la ricopertura hanno spessori che vanno da mm.0,5 a mm.1. E’ comunque di primaria importanza che la somma degli spessori, falso ponte più listello, corrisponda allo spessore totale richiesto dal disegno costruttivo con uno scarto non superiore a più o meno mm.0,5. Detto questo passiamo ora alla vera e propria costruzione. Per fare questo attrezzare il vostro banco di lavoro con la seguente attrezzatura: • cartoncino tipo bristol. • matita con mina da mm.0,5. • carta copiativa. • forbici. • seghetto da traforo. • colla stick per carta. • martello gr.100. • spilli. • colla vinilica. • raspetta piana. Il primo lavoro da fare è quello di riportare, con il sistema che già conosciamo per riprodurre i disegni sul compensato, da progetto la forma del ponte su cartoncino di tipo bristol. Questo perché generalmente, per quanto possano essere precisi i disegni e per quanto possiamo essere bravi noi negli assemblaggi, c’è sempre qualche discrepanza ed i ponti non aderiscono perfettamente alla parte interna del fasciame. Fatto questo ritagliare la forma di cartoncino e posizionarla sui bagli verificando l’esattezza del pezzo. Se ci sono fessure o spazi da chiudere, incollate dei pezzi di cartoncino sulla forma fino ad occultarle. In questo modo si è definito il falso ponte con la massima precisione. Riportare la forma in cartoncino sul compensato di betulla previsto e ritagliare con la massima precisione tenendo conto dello spessore del tratto della matita. Stendere la colla sui bagli e fissare il ponte con l’aiuto degli spilli che andranno poi tolti ad essiccazione avvenuta. Se nel modello non è previsto che l’estremità parallela all’ordinata non poggia su questa, prevedere l’incollaggio di un listello di sezione quadra (va bene un listello di mm.4x4) sull’ordinata immediatamente vicina. Avendo, a questo punto, la base possiamo incollare i listelli che simulano il tavolato del ponte. Le tavole usate erano lunghe al massimo cm.600 e larghe cm.20 per cui lavorando in scala con i listelli commerciali avremo le seguenti misure: • scala 1:50 lunghezza min. mm.80 max mm.120 larghezza min. mm.3 max mm.4 • scala 1:75 lunghezza min.mm.53 max mm.80 larghezza min.3 e max mm.2 • scala 1:100 lunghezza min. mm.40 max mm.60 larghezza min. e max mm.2 Tagliare tanti pezzi di listello secondo le misure che ci necessitano calcolando che le teste delle tavole s’incontrino sopra i bagli veri o simulati che siano. Per aumentare il contrasto tra tavola e tavola, si possono usare due sistemi. Uno è quello di tinteggiare con anilina o vernice opaca molto scura il falso ponte, poi all’applicazione dei listelli, passare tra una tavola e l’altra una striscia di lamierino dello spessore di 3/10 o la punta di uno spillo da sartoria od al massimo una lametta di un taglierino. L’altro sistema consiste nel verniciare le coste delle tavole di colore nero prima della loro applicazione. In tutti i casi le tavole adiacenti sono montate a scalare ad una distanza che va da 1/3 a 2/3 della loro lunghezza. VARIAZIONI SULLA COSTRUZIONE Con il lavoro descritto sopra non ci sono particolari variazioni da eseguire in quanto trattasi di un lavoro già ben fatto, al massimo si potrebbe aggiungere la simulazione della chiodatura che può essere fatta con la punta di un pirografo. La disposizione della falsa chiodatura deve presentare due punti sulle teste delle tavole ed un punto all’incrocio di ogni baglio oppure per le navi più grandi tre punti sulle teste e due punti diagonali sui bagli. Fare molta attenzione a non raggiungere grandi diametri altrimenti risulteranno fuori scala. Come ultima analisi, per ottenere il massimo, lavorare nel seguente modo. • smussare gli angoli dei pezzi di listelli preparati. • incollarli senza distanziarli. • praticare dei fori in corrispondenza delle false chiodature con punta da trapano da mm.0,3 o max mm.0,5. • preparare una pappetta composta da colla vinilica diluita con acqua e cenere. • disporre a mo’ di stucco su tutta la superficie del ponte asportando l’eccesso e lasciare asciugare. Con questo sistema si ottengono tre vantaggi: chiodatura più precisa, calafatura tra le tavole e risalto della venatura del legno usato. ---------------------------------------------------------------------------------------- 8-I SABORDI- I sabordi sono quelle aperture quadrate, disposte sui fianchi delle navi ed a volte anche a poppa ed a prua, che consentono la fuoriuscita parziale delle bocche da fuoco. Questi, specialmente sui vascelli, e comunque su tutte le navi che hanno i ponti vicini alle linee d’acqua, spesso sono muniti di portelli incernierati sull’opera morta. I SABORDI (costruzione) I modellisti meno esperti, o semplicemente i più pigri, spesso montano sui modelli di navi sabordi reperibili in commercio costituiti da un’unica o doppia nel caso di sabordo con portello, fusione in metallo oppure portelli in legno plastico stampato. In questo caso la lavorazione consiste soltanto nel praticare le opportune forature, seguendo il disegno costruttivo, sullo scafo ed incollare i sabordi incastrando le rispettive battute presenti su tutti e quattro i lati nel caso di quelli in metallo o semplicemente montare sul fasciame gli altri. VARIAZIONI SULLA COSTRUZIONE Il sabordo, per i più esperti e per i meno frettolosi, viene costruito nel seguente modo. Praticare la finestra delle dimensioni del portello soltanto sul secondo fasciame con un taglierino avente una lama ben affilata, fare attenzione a non lasciarlo scivolare altrimenti si righerà lo scafo. Praticare poi la finestra, che ora sarà passante sul primo fasciame ma, questa volta, con dimensioni ridotte di circa un millimetro per lato in modo di creare una battuta. Fatto questo dipingere la battuta e lo spessore del primo fasciame in rosso Pozzuoli opaco nel caso di navi da guerra oppure tinteggiare con anilina o rolla di color legno naturale (in questo caso fare attenzione all’esubero di colla altrimenti la parte verrà macchiata). La costruzione del portello del sabordo, invece deve essere fatta secondo un determinato principio. Infatti questi non erano altro, anche se mobili, che il proseguimento e/o parte del fasciame, per cui le tavole che lo compongono devono essere dello stesso tipo di quelle usate per la seconda ricopertura. La costruzione quindi può essere fatta nella maniera che si andrà a descrivere. Ritagliare da un compensato di betulla, o ricavare da un listello quadro, un pezzo avente le dimensioni della finestra praticata sul primo fasciame, e lo spessore del listello usato per questo. Applicare sul pezzo preparato tre listelli orizzontalmente eccedendo di circa un millimetro su tutti i lati. Il risultato di questo lavoro sarà quello di avere un portello che s’incastri perfettamente nel sabordo preparato in precedenza. Su questo poi si dovranno montare una coppia di cerniere di rame o di ottone, reperibili normalmente in commercio. E’ conveniente applicare le cerniere con colla bicomponente o al limite cianoacrilata anziché usare i chiodini. Questo per un motivo facilmente intuibile. Come abbiamo già visto in altre occasioni, le dimensioni della testa del chiodino, riportata in scala, risulta sproporzionatamente grande e per di più si rischiadi spaccare il listello nell’inserirlo a meno che non ci si preoccupi di fare un forellino prima, nel qual caso un decimo di millimetro in meno del diametro del chiodino. Con la colla come citato prima avremo una robustezza di applicazione maggiore e la fuoriuscita di questa dal foro della cerniera simula la testa del chiodo questa volta però più proporzionata. Sullo scafo invece viene inchiodato un agugliotto il quale insieme ad un perno ed alla parte di cerniera fissata sul portello completa la cerniera stessa. Infine per completare l’opera, all’estremità delle cerniere verranno fissati altrettanti canestrelli sui quali verrà legato del refe da 0,10 che simulano quei cordini che servono, tirandoli, ad aprire il portello dall’interno. ---------------------------------------------------------------------------------------- 9-LA PRUA- La prua o più propriamente la prora è la parte anteriore di qualsiasi tipo di nave od imbarcazione a forma di cuneo più o meno acuto adatto a fendere l’acqua nella quale naviga. La composizione della prora nelle navi antiche consta di vari elementi visibili e non nel nostro modello. Quelli visibili corrispondono al piede di ruota che sarebbe il proseguimento della chiglia; salendo poi troviamo la gorghiera, la ruota di prora, il tagliamare, la freccia o portapolena e vari pezzi di riempimento dello sperone. La prora nel corso dei secoli ha subìto diverse modifiche. Nell’antichità le navi presentavano il rostrum ossia lo sperone che era applicato sotto la linea di galleggiamento (vedi navi fenicie, greche, romane). Successivamente venne abbandonato e nel medioevo, più precisamente sulle galee, ricomparve come prolungamento del tagliamare. Sui galeoni e sui vascelli invece avevano un significato puramente decorativo e servivano per sostenere il bompresso e supportare la polena. LA PRUA (costruzione) La prua è costituita essenzialmente dalle serpi di prua, dalla polena, dalle gru di capone e degli occhi di cubia mentre gli altri particolari sono di normale costruzione come il resto del modello. La costruzione delle serpi, proprio perché spesso sono molto ricurve, viene facilitata ed addirittura ridotta al solo montaggio perché si reperiscono già pronte in commercio per i vari tipi di navi delle rispettive case modellistiche. Queste si possono trovare, a seconda dei casi, di legno plastico, in fusione metallica ed in fotoincisione. Esaminiamo ora le varie soluzioni: se la serpe è in metallo grezzo, verniciare di marrone tipo legno tutte le parti che simulano le travi, le strisce colorate se richieste in rosso o verde o blu, le bordure e le cariatidi (statuine) di colore oro antichizzato quindi non brillante (ricordiamoci che erano sculture lignee dipinte a contatto con la salsedine). se la serpe è in metallo dorato verniciare di marrone tipo legno tutte le parti che simulano le travi, le strisce colorate se richieste in rosso o verde o blu. se le serpi sono in legno plastico colorare come il punto a). se le serpi sono fatte di metallo fotoinciso occorre soltanto incollarle. Per tutti i casi bisogna pulire i pezzi da eventuali sbavature di lavorazione e carteggiarli, nel senso di rigarli, sulle superfici che andranno incollate. Le polene sono quasi sempre in metallo dorato e raramente in legno plastico. La tendenza è quella di farle colore oro ma la realtà ci dice che erano variopinte nei colori delle carni e delle vesti con un’unica eccezione: quelle dei clipper erano completamente bianche. Ogni nave ha la sua polena grande o piccola che sia ed in commercio ce ne sono per tutti i tipi. Altra caratteristica del castello di prua sono le gru di capone. Queste servivano essenzialmente a manovrare le ancore nelle operazioni di salita e di discesa fuoribordo. Tale gru è costituita da un grosso trave di sezione quadra, o quasi, avente una certa inclinazione verso l’alto rispetto il cassero di prua sul quale è montata (una per lato). La sua estremità fuoribordo era costituita da unao più pulegge che formavano insieme al bozzello un paranco. Sull’estremità opposta spesso veniva fissata una galloccia per consentire il bloccaggio della manovra del paranco stesso. I modelli di gru di capone sono costruiti con listelli di sezione adeguata, vedi comunque i riferimenti sul progetto. Su tale listello vengono praticati due, quattro o sei fori corrispondenti alla simulazione di una, due o tre pulegge. Per gli occhi di cubia il da farsi è molto semplice e va dal banale foro praticato sullo scafo alla costruzione degli occhi di cubia. Questo viene ricavato da legno duro riportando le forme come ormai sappiamo (vedi chiglia, ordinate ecc.). Successivamente pratichiamo prima il foro od i fori (due nel caso di grandi navi) e poi con l’archetto da traforo ritagliamo il pezzo che, dopo averlo smussato, lo incolliamo sullo scafo. Da ricordare che gli occhi di cubia sono due, uno per lato. VARIAZIONI SULLA COSTRUZIONE Le costruzioni che si possono differenziare sono, n riferimento a quanto detto sulla costruzione, relative alle serpi, alle gru di capone ed all’occhio di cubia. Descriviamole ora una ad una. Le serpi in realtà erano costruite in legno, composte da più pezzi modellati per poter ottenere le curvature desiderate. Nel modellismo sarebbe eccezionale ma poco pratico fare la stessa cosa. Ma un compromesso esiste; possiamo costruirle facendo le curvature richieste con listelli di faggio evaporato. Questo listello in combinazione al tipo di legno ed alla sua lavorazione particolare è in grado di piegarsi in raggi di curvatura molto stretti (potete farci i nodi se volete) rimanendo in piega e senza rompersi. Il risultato di questa lavorazione, a differenza di quelle descritte in precedenza è molto più sorprendente dal punto di vista realistico. Sulle gru di capone poco c’è da modificare, e quel poco corrisponde all’inserimento delle vere pulegge al posto dei fori di cui abbiamo parlato prima. Sul listello quadro quindi anziché praticare i fori si faranno delle asole, una per ogni puleggia, e sul lato perpendicolare a queste un foro passante nel quale s’inserirà il perno. L’occhio di cubia invece potrà essere completato con le difese delle cubie. Queste non erano altro che le protezioni dei fori e permettevano un miglior scorrimento ed un minor logorio delle gomene delle ancore. La realizzazione di questo particolare viene eseguita con un listello di sezione semitonda in legno avente delle gole circolari, una per foro, ricavabili con una lima tonda. ---------------------------------------------------------------------------------------- 10-LE ANCORE- L’ancora è uno strumento metallico, generalmente in ferro, costituito da un fuso a cui sono collegati sull’estremità inferiore due o più bracci arcuati chiamati marre terminanti a forma di lancia detta patta ed atti a far presa sul fondo. Sull’estremità opposta vi è attaccato un anello chiamato cicala e trasversalmente alla marra è posta una traversa in legno chiamata ceppo. In genere le navi hanno due ancore situate simmetricamente in prossimità della prua. In casi eccezionali le navi più grandi ne possono avere anche quattro. Comunque in ogni caso ne erano presenti anche nelle stive come parti di rispetto. LE ANCORE (costruzione) Generalmente il modellista non costruisce ancore ma bensì le acquista e l’unica costruzione da fare è quella di montare il ceppo sul fuso e la cicala su questo. Chi desidera costruirle da se deve innanzitutto acquisire una forma che può essere un’ancora commerciale od un’ancora costruita in legno, ricorrendo al sistema usato per le figurine descritte su “la poppa”. Con la forma ricavare lo stampo che verrà realizzato con diversi materiali quali il gesso, il das o meglio tra tutti il silicone da stampi a due componenti. Acquisire un contenitore di dimensioni adatte a contenere la forma dell’ancora più circa venti millimetri perimetrali, ricoprire la metà dello spessore del contenitore con della plastilina, affogare il modello dell’ancora per metà del suo spessore, inserire due pezzi di legno od altro materiale di recupero per creare l’antigiro, colare l’impasto del materiale che avete deciso di utilizzare e lasciare asciugare. Togliete ora il semistampo dal contenitore, i due pezzetti dell’antigiro e ripulirlo accuratamente dalla plastilina. Riposizionare il semistampo nel contenitore, cospargerlo di olio senza eccessi, riposizionare il modello dell’ancora e colare di nuovo per ottenere l’alta metà dello stampo. Ad essiccazione avvenuta distaccare le due metà, togliere il modello dell’ancora e creare, nello stampo aiutandosi con una lametta od una sgorbia, un cono per l’ingresso del materiale di fusione ed un canale per lo sfogo dell’aria nella parte più bassa. Ora potrete pensare: perché il cono ed il canale non si è fatto direttamente in fase di costruzione dello stampo? Risposta: in effetti sarebbe stato un lavoro più semplice e pulito, ma quanti di noi si ha esperienza per calcolare se gli ingressi e le uscite sono troppo piccoli o troppo grandi? Direi pochi, quindi la cosa più valida è quella di andare per gradi empiricamente, iniziando cioè da un cono o canale piccolo ed aumentare gradatamente fino ad ottimizzare il risultato. Mentre portiamo a fusione il piombo o meglio la lega appropriata che viene anche venduta nei negozi di modellismo specializzati, uniamo saldamentele due parti ricorrendo ad elastici, nastri adesivi o meglio tra tutti, riutilizzare la cassetta contenitore dove avremo praticato dei fori in corrispondenza del cono d’ingresso del piombo ed il canale di sfogo e chiuso gli altri due lati. A questo punto siamo pronti per la colata. Verificare che nel colino contenente il piombo fuso non si sia formatadella scoria, in tal caso toglietela, poi versate lentamente ma non troppo il materiale liquefatto tanto fino a farlo fuoriuscire dal canale di sfogo e dal cono d’ingresso. Fatto questo togliere il modello dallo stampo pulirlo dalle sbavature e rifinirlo con limette a grana fine le quali andranno pulite di tanto in tanto con una spazzolina metallica per evitare che s’impastino. Forare il fuso per accogliere la cicala. Dopo aver verniciato l’ancora di nero opaco sagomare il ceppo che verrà ricavato da un listello di legno di noce o di faggio e forarlo al centro per inserire il fuso. Legare, intorno al ceppo, quattro o sei anelli di refe 0,5 ed inserire l’anello (cicala) nella sommità del fuso. VARIAZIONI SULLA COSTRUZIONE Dal momento che il ceppo era costituito da due pezzi di legno distinti, come variazione sarebbe opportuno emulare la realtà. Quindi costruire il ceppo in due metà nel senso longitudinale e per ognuna al posto del foro praticare uno scasso quadrangolare. Accoppiare le due parti incollandole ed al posto del refe oppure insieme ad esso, alternativamente montare degli anelli di metallo ricavati da striscioline di ottone o rame oppure tagliati da un tubo di sezione quadra. ---------------------------------------------------------------------------------------- 11-L'ARGANO- L’argano è una macchina che serve ad esercitare sforzi di trazione su funi e/o catene. Questo è costituito da un tamburo girevole attorno ad un’asse che può essere orizzontale o verticale comandato a mano. Il tamburo presenta, nella parte superiore se argano verticale, ed al centro se orizzontale, alcuni fori entro i quali s’infilano l’estremità di alcune aste chiamate aspe necessarie ad esercitare lo sforzo per la rotazione del tamburo. La trazione sulla fune dipende dal momento motore, ossia dal diametro del tamburo, dalla lunghezza, dal numero delle aspe, e dal numero degli uomini impiegati nella manovra. I tamburi possono essere cilindrici oppure a campana. Quello cilindrico è adottato quando l’organo di trazione è una fune che si fissa ad esso per una estremità avvolgendosi in molte spire. Si usa invece la campana quando l’estremità libera della fune non viene fissata ma soltanto mantenuta in tensione dalla mano dell’uomo dopo aver avvolto sulla campana stessa qualche spira prima della manovra. Gli argani che devono sopportare sforzi notevoli hanno dei dispositivi di sicurezza ad arpionismo, che intervengono al cessare improvviso della forza motrice impedendo la rotazione contraria del tamburo e lo svolgimento della fune in tensione. L’ARGANO (costruzione) La costruzione di questo dispositivo, anche in questo caso, spesso non viene eseguita dal modellista perché sono venduti modelli di argani già pronti od in kit di vari tipi e misure. La costruzione si risolve quindi soltanto nel preparare o montare i supporti sull’estremità se si tratta di argano orizzontale. Nel caso invece di argano verticale, se non previsto, è bene forare la parte inferiore ed inserirci un perno in legno il quale, a sua volta, viene infilato in un foro dello stesso diametro preparato in precedenza sul ponte della nave. A volte gli argani commercializzati non hanno i fori per le aspe, quindi devono essere realizzati con l’ausilio di una punta da trapano di adeguato diametro prima di essere fissati. VARIAZIONI SULLA COSTRUZIONE Le variazioni costruttive su questo oggetto si possono riassumere sostanzialmente in due fasi: ricostruire gli scassi per le aspe, costruire il dispositivo di sicurezza. Per quanto riguarda gli scassi occorre tagliare ed asportare quella porzione (spessore) che deve essere forata mantenendo l’estremità superiore. Al posto di questa verrà incollato un cerchio di compensato, e non tavoletta altrimenti i dentini salteranno, dello spessore del pezzo asportato aventi tanti denti e spazi per quante aspe ci dovranno essere. Incollare poi sopra il coperchio (estremità superiore). Ricavare le aspe da un listello quadro, tipicamente mm 1x1 o 2x2 modellando l’estremità opposta, per una lunghezza di circa 2/3 di forma tonda. Il dispositivo di sicurezza ricalca per certi versi ciò che si è appena detto. Nel caso dell’argano verticale è sufficiente costruire un secondo disco dentato simile a quello costruito per le aspe ma di diametro uguale alla base dell’argano stesso che verrà montato al di sotto di questa. Si costruiranno poi due ganci che verranno fulcrati sul ponte ai lati dell’argano in modo che s’incastrino, con la rotazione del tamburo nelle gole del disco. Analogamente anche per l’argano orizzontale si ripete la stessa cosa soltanto che al posto degli scassi si hanno dei denti sui quali, tramite supporti verticali adatti, si andranno ad incastrare i ganci. Ritornando alle aspe è da ricordare che in ogni caso queste non vengono montate, a meno che non si tratti di un modello facente parte di un diorama in piena azione, poiché vengono inserite soltanto al momento dell’utilizzo. ---------------------------------------------------------------------------------------- 12-LE IMPAVESATE- L’impavesata è ciascuna delle parti laterali della nave: dritta e sinistra. La struttura dell’impavesata è composta di costole, dormienti, sottodormienti e dal fasciame. Superiormente è chiusa dalla suola collegata sua volta con il trincarino del ponte di coperta. Al di sopra della suola si eleva il parapetto sorretto dagli scalmotti sui quali è fissata l’ultima tavola orizzontale chiamata capodibanda. LE IMPAVESATE (costruzione) Come si è visto dalla costruzione l’impavesata, una volta costruito il fasciame è praticamente fatta. Tuttavia in questo modo non è completa poiché la parte interna é ancora grezza. Per completare questa opera, una volta costruiti i ponti, occorre rifinirla sulla sua superficie e ripristinare gli scalmotti. Per rifinirla s’intende innanzitutto levigare le superfici, poi ricoprirle con listelli dello stesso tipo del secondo fasciame ma con spessore di mm 0,5 per le navi mercantili. Nel caso di navi da guerra invece verniciare di rosso Pozzuoli. C’è da dire che nelle navi da guerra molte cose erano dipinte in rosso oltre all’impavesate, per esempio anche gli affusti dei cannoni, i boccaporti, i paiolati, le pazienze e non sempre le scalette. Questo per mascherare (effetto psicologico) lo spargimento di sangue che si aveva in combattimento. Ritornando alle impavesate, queste erano fissate saldamente agli scalmotti che al momento della costruzione del ponte furono stati tolti. Da notare che non sono stati soltanto asportati per poi rimetterceli, ma perché i primi erano in numero decisamente inferiore alla realtà e soprattutto fuoriscala; servivano soltanto per la costruzione dello scafo. Ora invece costruito il ponte e levigata l’impavesata vengono ripristinati molto vicini gli uni agli altri tenendo conto che in realtà distavano massimo cm 50 l’uno dall’altro. Facendo le debite proporzioni, con la scala che stiamo lavorando avremo che: • per modelli in scala 1:25 la distanza massima è di mm 20, • per modelli in scala 1:50 la distanza massima è di mm 10, • per modelli in scala 1:75 la distanza massima è mm 6,5, • per modelli in scala 1:100 la distanza massima è mm 5. Applicati gli scalmotti che vanno dal trincarino all’estremità superiore dell’impavesata, resta ora da incollare sopra a questi il capodibanda che rappresenta l’ultima tavola orizzontale chiamata normalmente corrimano. VARIAZIONI SULLA COSTRUZIONE Non ci sono particolari variazioni di costruzione. L’unico appunto che si può fare è quello relativo alla preparazione degli scalmotti, soltanto quelli però adiacenti ai sabordi. Infatti su questi vengono fissati gli occhielli che serviranno poi per legare i cannoni. Prima di montarli quindi, si possono forare ed avvitarci gli occhielli con filettatura (se di dimensioni appropriate) oppure forare e scanalare nella parte posteriore per infilare l’occhiello con gambo ripiegando quest’ultimo all’interno della scanalatura. ----------------------------------------------------------------------------------------(continua prossimamente)

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19
mag
2007

Je vie pour elle

00:49 dragonero01



Andrea Boccelli & Lara Fabian

Tag: musica

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19
mag
2007

Scharnhorst

00:47 dragonero01


La Scharnhorst fu una nave da battaglia (classe Gneisenau della Kriegsmarine tedesca (classificata però come incrociatore da battaglia dalla Royal Navy). Fu battezzata così in onore del generale prussiano e riformatore dell'esercito Gerhard von Scharnhorst e per commemorare l'incrociatore protetto della prima guerra mondiale SMS Scharnhorst.

Tag: modellismo

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18
mag
2007

paesaggio

22:34 dragonero01


tramonto

Tag: natura

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18
mag
2007

giardino

22:32 dragonero01


giardino naturale in mezzo ad un bosco

Tag: giardini

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18
mag
2007

Cutty_sark1

22:26 dragonero01


Il Cutty Sark è un clipper inglese varato nel pomeriggio del Lunedì 22 novembre 1869 nei Cantieri Navali di Scott & Linton a Dumbarton, in Scozia. Navigò sulla rotta delle Indie per il commercio del tè.Famosa è la sua partecipazione alla gara nel portare per primi il tè dalla Cina, nel 1872 l'imbarcazione lasciò Shangai il 18 giugno per arrivare a Londra dopo 122 giorni di navigazione il 18 ottobre.Alla fine della sua carriera sotto la bandiera della marina inglese venne usato anche sulla rotta tra l'Australia e l'inghilterra, anche questa percorsa nel tempo ridotto (per quell'epoca) di 67 giorni di navigazione.Nel 1895 fu acquistato da una compagnia di navigazione portoghese che lo modificò sostanzialmente, e dopo aver perso l'albero al largo del Capo di Buona Speranza venne nuovamente venduto, riattrezzato come barquentine e rinominato Maria do Amparo. Nel 1922 venne acquistato per essere adibito a nave-scuola dal capitano inglese Wilfred Dowman. Quest'ultimo provvedette al suo restauro completo, riportandolo alla versione originale e dal 1954 è esposto al pubblico a Greenwich.

Tag: modellismo

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ELICOTTERO CONTROCARRO AH-64D APACHE LONGBOWL'AH-64D Longbow ApacheNel corso degli anni '90 si decise di effettuare un vasto aggiornamento degli AH-64A in servizio; degli 807 esemplari consegnati, 308 avrebbero dovuto essere convertiti in AH-64C, 227 in AH-64D mentre 254 sarebbero stati aggiornati alla versione AH-64B (in seguito abolita). Infine 18 AH-64A sarebbero rimasti non modificati. Nel 1994 però, l'US Army stabili', per motivi di costo, che tutti gli Apache dovessero essere portati allo standard AH-64D. Il primo AH-64D Longbow Apache usci' di fabbrica a Mesa, in Arizona, il 21 marzo 1997. Questa nuova versione dell'Apache comprendeva diverse migliorie nel velivolo, che ne implementavano soprattutto l'affidabilità : innanzitutto i motori erano stati sostituiti con i potenti General Electric T700-GE-701C da 1940 HP, poi l'abitacolo era stato aggiornato con dei miglioramenti ergonomici, il sistema d'arma era stato provvisto del software necessario per impiegare i missili controcarro Martin Marietta AGM-112K/L Longbow Hellfire

Tag: modellismo

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18
mag
2007

Bismarck2

22:24 dragonero01


La Bismarck fu una nave da battaglia tedesca della seconda guerra mondiale, così battezzata in onore del cancelliere del XIX secolo Otto von Bismarck (1815-1898). È famosa per l'affondamendo dell'incrociatore da battaglia Hood e per la caccia successiva che le venne data. Nave eponima della classe Bismarck, l'unica altra nave della classe fu la Tirpitz.

Tag: modellismo

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18
mag
2007

Gente della notte

22:21 dragonero01



Jovanotti

Tag: musica

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18
mag
2007

giardino-zen

22:17 dragonero01


giardino

Tag: giardini

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18
mag
2007

PIAZZA PRIMO MAGGIO

14:16 dragonero01


giardino con fontane

Tag: natura,giardini

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18
mag
2007

mo ci riprovo

13:51 dragonero01

nuovo blog riproviamo da 0 ;-)

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